Borsa
delle Tradizioni
e della Memoria

4/6 maggio 2007
Baiano (AV)
Le tradizioni

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Il Maio - L’Albero di Maggio

Le feste del Maio, celebrate nei centri del Baianese nel corso dell’autunno e dell’inverno, si inseriscono in un’ampia tradizione contadina, conosciuta in tutta l’Europa, che vede protagonisti alberi tagliati in occasione di festività primaverili ed offerti in dono alla divinità o ad autorità civili o religiose.

Nella stragrande maggioranza dei casi il rito si svolgeva – e si svolge tuttora – il primo giorno di maggio, ragion per cui l’albero prende il nome di «albero di maggio», «palo di maggio» o, semplicemente, «maggio» (May-pole in inglese, Maj stäng in svedese, Mai-baum in tedesco).

Presente, come si è detto, in molti paesi europei, la tradizione dell’«albero di maggio» è documentata in Campania sin dal XVII secolo, in particolare a Napoli (dove il 1° maggio si piantava nella piazza detta Majo di Porto un albero di nave, detto appunto Maio ed utilizzato come albero della cuccagna), a Salerno (dove il 6 maggio, festa di S. Matteo, veniva portato in processione un albero inghirlandato detto frascone), a Quindici (dove il primo maggio si festeggiavano i SS. Filippo e Giacomo, utilizzando il Maio come albero della cuccagna) ed a Cicciano (dove il primo maggio veniva “piantato” un grande albero, detto maggio, davanti alla porta del castello baronale, come omaggio al Commendatore Gerosolimitano di S. Pietro).

Venuta meno l’originaria dimensione di rito propiziatorio della fertilità vegetale ed animale, il Maio ha dunque lentamente acquisito il ruolo di dono simbolico o di strumento di festa e contemporaneamente ha perso lo stretto legame col primo giorno di maggio (dal quale prende il nome) e con la primavera in genere, divenendo, nei centri del Baianese, una coreografica, festosa e rumorosa offerta ad un santo di uno dei tipici oggetti-simbolo della civiltà contadina

 
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Il Maio - Le feste

La stagione delle feste del Maio nel Baianese prende avvio il 30 novembre a Sirignano in occasione della festività del patrono S. Andrea Apostolo e prosegue a Baiano il 25 dicembre (vigilia della festività patronale di S. Stefano Protomartire), il 10 gennaio a Mugnano del Cardinale (festività di S. Filomena), il 17 gennaio a Quadrelle (festività di S. Antonio Abate), il 20 gennaio ad Avella (festività del patrono S. Sebastiano) e il 20 febbraio a Sperone (festività del patrono S. Elia Profeta).

In ciascuno dei sei paesi la festa si arricchisce di specifiche peculiarità ma è soprattutto il 25 dicembre a Baiano che essa assume un’atmosfera ed un pathos del tutto particolari.

Sin dalle ore antelucane, infatti, il paese è avvolto da una sorta di indescrivibile frenesia, con le campane di S. Stefano che chiamano a raccolta gli uomini, i quali raggiungono a frotte la chiesa. Dopo la messa e la benedizione da parte del parroco, quando appena si affaccia il primo chiarore dell’alba, con qualsiasi condizione atmosferica (talvolta anche sotto la neve), il folto gruppo di uomini raggiunge il vicino monte Arciano dove alcuni provetti boscaioli tagliano l’albero – generalmente un castagno selvatico – già scelto da alcune settimane. Privato di tutti i rami, ad eccezione di quelli apicali, il Maio viene trasportato a valle, caricato su un apposito carretto tirato da tre cavalli e portato in trionfo per il paese sino alla chiesa di S. Stefano, tra due ali di folla e poderosi spari a salve di antichi fucili ad avancarica.

Nella piazza antistante la chiesa parrocchiale, tirato con lunghe funi, il Maio viene infine issato in posizione verticale. La sera dello stesso giorno, a breve distanza dal Maio, viene acceso il focarone, un grande falò intorno al quale si canta spesso un’allegra canzone composta a Baiano agli inizi del Novecento ed intitolata Oi Stefanì, che nella sua schietta semplicità, rappresenta una delle corde più profonde dell’animo di un popolo.

 
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